Nove saranno i membri della Compagnia dell’Anello, ed i Nove Viandanti si opporranno ai Nove Cavalieri che sono malvagi.

Perché solo nove Compagni per una missione così importante e pericolosa? Perché non viene scelto Glorfindel? O qualche altro potente guerriero elfico?

La risposta principale è data da Tolkien nel testo, per bocca di Elrond:

“sceglierò per te dei compagni che ti secondino, sin dove essi lo vorranno o sin dove il fato lo permetterà. Piccolo dev’essere il numero, poiché la vostra speranza è nella rapidità e nella segretezza. Anche se disponessi ancora di una schiera di Elfi muniti di armatura come nei Tempi Remoti, essa, oltre a risvegliare la potenza di Mordor, potrebbe far ben poco.”

Il messaggio è chiaro, un esercito, o una compagnia più numerosa, avrebbe immediatamente richiamato l’attenzione di Sauron, le cui forze erano infinitamente più numerose, la missione sarebbe stata intercettata ed annientata.

Lo scopo della Compagnia non è un intervento guerresco, e la sua riuscita si basa interamente sulla segretezza, Tolkien non rivela quale fosse il piano originario di Gandalf, ma certamente non prevedeva di affrontare apertamente Mordor.

Sauron non avrebbe mai pensato che qualcuno volesse distruggere l’Anello, ma al contrario si aspettava che venisse usato, sarebbe quindi stato all’erta, aspettandosi un gran numero di uomini. Un piccolo gruppo avrebbe quindi potuto sperare di non farsi notare.

“È necessario che la strada sia percorsa, ma sarà molto difficile. Né la forza né la saggezza ci condurrebbero lontano; questo è un cammino che i deboli possono intraprendere con la medesima speranza dei forti. Eppure tale è il corso degli eventi che muovono le ruote del mondo, che sono spesso le piccole mani ad agire per necessità, mentre gli occhi dei grandi sono rivolti altrove.”

Con te ed il tuo fido servo verrà anche Gandalf; questo sarà infatti il suo grande incarico, e forse la fine dei suoi travagli. Gli altri rappresenteranno i rimanenti Popoli Liberi della Terra.

Ma perché quindi, data la necessità di un gruppo esigue, non scegliere Glorfindel o un altro grande guerriero elfico? Ancora una volta la risposta è nel testo, stavolta attraverso le parole di Gandalf

«Non vogliamo essere lasciati indietro. Vogliamo andare anche noi con Frodo». Gridò Pipino  

«Dici così perché non capisci e non riesci ad immaginare quali pericoli attendano i Nove Viandanti», disse Elrond.

«Frodo non ne sa più di lui», disse Gandalf, inatteso sostenitore di Pipino, «e nemmeno noi vediamo chiaro in tutta la faccenda. E’ vero che se questi Hobbit si rendessero conto del pericolo non oserebbero partire. Ciò nonostante, lo desidererebbero ancora, o perlomeno desidererebbero avere il coraggio necessario per non sentirsi vergognosi ed infelici.

Credo, Elrond, che in questo caso sarebbe bene fidarsi piuttosto della loro amicizia anziché della grande saggezza di un altro. Anche se tu dovessi scegliere per noi un Signore degli Elfi come Glorfindel, egli non sarebbe in grado di prendere d’assalto la Torre Oscura, né di aprire la via del Fuoco col potere che è in lui».

Questo è il fulcro del libro, non è la forza o il Potere, non è il grande guerriero, o il Re atteso e giunto da antiche leggende, non è il potente Stregone a salvare la Terra di Mezzo, ma il coraggio, le scelte della gente comune, la consapevolezza di dover affrontare qualcosa superiore alle proprie forze, al proprio coraggio, eppure decidere ugualmente di intraprenderla, perché è la cosa giusta da fare, l’unica, anche se può costare la vita.

“Quando cadono i grandi, tocca ai piccoli guidare”

fellowship of the ringdi Darren Tan

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