Boldigenio, 2.980 T.E. – Contea, ? Q.E.
Tra gli Hobbit che ebbero parte negli eventi che portarono alla fine della Terza Era, Fredegario Bolgeri, detto Grassotto, non fu un eroe nel senso consueto del termine. Non impugnò spade leggendarie, non attraversò terre lontane, non marciò verso le montagne dell’Ombra né entrò al servizio dei grandi Signori dei Regni del Sud.
Eppure, come spesso accade nella Contea, il suo valore si rivelò là dove meno lo si sarebbe cercato: nella decisione di restare, quando fuggire sarebbe stato più facile.
Grassotto fu uno degli amici più fidati di Frodo Baggins, e uno dei pochi a conoscere il segreto dell’Anello prima della partenza dalla Contea. E la sua storia dimostra che il coraggio degli Hobbit non risiede nell’assenza della paura, ma nella capacità di agire nonostante essa, anche quando nessuno è destinato a cantarne le gesta.
Fredegario Bolgeri nacque nel 2980 della Terza Era, da Odovacar Bolgeri e Rosamunda Tuc, ed era quindi imparentato con alcune delle famiglie più antiche e influenti della Contea. Discendeva infatti da Hildibrand Tuc, figlio del Vecchio Tuc, e portava dunque nel sangue quella vena di curiosità e risolutezza che, di tanto in tanto, affiorava anche negli Hobbit più sedentari.
La sua famiglia proveniva da Boldigenio, nei Campicelli del Decumano Est, e aveva una sorella minore, Estella Bolgeri, che in seguito avrebbe sposato Meriadoc Brandibuck.
Grassotto partecipò anche alla celebre Festa di Addio di Bilbo, nel 3001, come ospite e amico di famiglia.
Quando Frodo decise di lasciare la Contea, Grassotto fu parte della cosiddetta Congiura: il gruppo di amici che, senza dirgli nulla, si organizzò per aiutarlo e proteggerlo. Insieme a Merry, Pippin, Sam e ad altri fidati compagni, sapeva che Frodo era coinvolto in qualcosa di grande e pericoloso, anche se non ne comprendeva appieno la portata.
Nel settembre del 3018, Grassotto contribuì a preparare il trasferimento di Frodo a Crifosso, aiutando a spostare effetti personali e a rendere abitabile la nuova casa. Fu lì che la Congiura si rivelò, dichiarando la propria volontà di accompagnarlo. Grassotto, tuttavia, era un hobbit che non aveva mai lasciato la Contea, e l’idea di avventurarsi oltre i suoi confini lo riempiva di sincero terrore.
Decisero dunque che non avrebbe seguito gli altri. Ma Fredegario accettò un ruolo fondamentale: restare indietro, mantenere l’illusione che Frodo fosse ancora a Crifosso, indossarne gli abiti, occupare la casa e depistare eventuali curiosi.
Quando giunse notizia che Frodo era inseguito dai Cavalieri Neri, a Grassotto fu offerta la possibilità di fuggire con gli altri nella Vecchia Foresta. Ma, per quanto i racconti sui Cavalieri fossero spaventosi, la Foresta gli incuteva un terrore se possibile maggiore. Fu anche per questa ragione che decise di restare da solo, come esca.
Ma il motivo principale era un altro, fondamentale per la buona riuscita della fuga e il contatto con gli alleati: fungere da messaggero per Gandalf, qualora lo Stregone fosse giunto in ritardo. Era un compito umile, privo di gloria, ma gravido di pericoli.
Perché nella notte del 30 settembre, i Nazgûl arrivarono davvero. Grassotto, colto dal terrore, riuscì comunque a fuggire e dare l’allarme, correndo fino a svegliare l’intera Terra di Buck. Il Corno dei Brandibuck risuonò nella notte, e i Cavalieri Neri, temendo di essere circondati, si ritirarono.
Fu una vittoria piccola, ma decisiva: i Nazgûl appresero che l’Anello non era più lì, ma non riuscirono a catturare nessuno. Grassotto era divenuto “quasi folle di paura”, come raccontano le cronache — e proprio per questo il suo gesto appare ancora più significativo. Non fu l’assenza di paura a guidarlo, ma la determinazione a fare ciò che andava fatto.
Ma non si trattò di un caso isolato, perché il coraggio di Grassotto non si esaurì quella notte.
Durante l’occupazione della Contea da parte degli uomini di Saruman, egli prese parte attiva alla resistenza locale, guidando un gruppo di Hobbit contro i Ruffiani nella zona delle Caverne dei Brockenbores, presso le Colline dei Brividi.
Fu infine catturato e imprigionato nelle Cellechiuse, dove subì fame e stenti al punto che — come osservano amaramente i suoi amici — non poteva più essere chiamato “Grassotto”.
Venne liberato solo dopo la Battaglia di Lungacque, quando la Contea fu infine liberata.
Fredegario Bolgeri non fu mai celebrato come un grande eroe, e probabilmente non l’avrebbe desiderato. La sua storia incarna una delle verità più profonde sugli Hobbit: che la loro forza non nasce dall’amore per l’avventura, ma dalla lealtà, dall’attaccamento alle persone care e dalla capacità di opporsi al male anche se spaventa e terrorizza.
A Crifosso, solo e al buio, Grassotto Bolgeri dimostrò che perfino il più casalingo degli Hobbit può rivelarsi decisivo — non perché non abbia paura, ma perché sceglie di non lasciarsene dominare.
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