Annon edhellen, edro hi ammen!
Fenmas nogothrim, lasto beth lammen!
‘Porta degli Elfi, apriti ora per me’
‘Porta del popolo dei Nani, ascolta la parola della mia lingua.’
L’incantesimo di Gandalf in Sindarin, composto da Tolkien, presente anche nella trasposizione cinematografica.

«Ma non conosci tu la parola, Gandalf?», chiese Boromir stupefatto.
«No!», disse lo stregone.
Gli altri ne furono costernati; soltanto Aragorn, che conosceva bene Gandalf, rimase silenzioso ed impassibile.
«A che pro ci hai dunque condotti in questo posto maledetto?», gridò Boromir, guardandosi dietro e rabbrividendo alla vista delle cupe acque. «Ci hai detto che attraversasti una volta le Miniere. Come hai fatto, se non sapevi come entrare?».
«La risposta alla tua prima domanda, Boromir», disse lo stregone, «è che non conosco la parola…non ancora. Ma presto vedremo. Inoltre», soggiunse con un bagliore negli occhi, sotto le irte sopracciglia, «potrai chiedere ragione delle mie azioni dopo che esse siano risultate inutili. Quanto alla tua seconda domanda: dubiti forse della mia storia? O non hai più cervello? Non entrai da questa parte: venivo dall’Est.
«Se ti può interessare, ti dirò che queste porte si aprono verso l’esterno. Da dentro le puoi spalancare con le tue mani. Da fuori nulla le sposterà, se non il magico comando. È impossibile forzarle verso l’interno».”

(…)
Con una subitaneità che fece trasalire tutta la Compagnia, lo stregone balzò in piedi. Stava ridendo! «Ci sono!», gridò. «Certo! Certo! Assurdamente semplice, come tutti gli enigmi, una volta scopertane la soluzione».
Raccolse il bastone e si rizzò davanti alla rupe, dicendo con voce limpida: Mellon!
La stella brillò un attimo, quindi scomparve nuovamente. Silenziosamente apparvero i contorni di una grande porta, di cui prima non era visibile alcuna fessura né alcuna commessura. Si divise lentamente nel mezzo, e sempre lentamente si aprì verso l’esterno, finché i due battenti poggiarono contro la rupe. Dall’apertura si poteva intravedere una scala buia arrampicarsi ripida; ma oltre i primi gradini l’oscurità era più profonda della notte. La Compagnia guardava allibita.
«Avevo torto, dopo tutto», disse Gandalf, «ed anche Gimli. Merry era l’unico sulla giusta via. La parola chiave era innanzi a noi, scritta sull’arco! La traduzione avrebbe dovuto essere: Dite «Amici», ed entrate. Era sufficiente che pronunziassi la parola elfica che significa amici, perché le porte si aprissero. Estremamente semplice. Troppo semplice per un esperto maestro delle tradizioni in giorni di diffidenza come questi. Allora i tempi erano più felici. E adesso in marcia!».”

Brano tratto da: Il Signore degli Anelli, “Un viaggio nell’oscurità”
Illustrazione: illustrazioni di Donato Giancola e Ted Nasmith
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