Un Balrog! È venuto un Balrog!

Legolas si voltò, poggiando una freccia contro la corda, benché il tiro fosse lungo per il suo piccolo arco. Ma mentre stava per scoccare il colpo, la sua mano cadde, e la freccia scivolò per terra. Lanciò un grido di sbigottimento e di terrore.

Due grandi figure apparvero: trasportavano grosse lastre di pietra, che scaraventarono sulla voragine onde adoperarle come passerelle sul fuoco. Non erano però esse a colmare l’Elfo di spavento. I ranghi degli Orchetti si erano aperti, ed avevano ceduto il passo raggruppandosi lontano, come se anche loro fossero impauriti.

breath of the deepdi Rubén Belloso Adorna

Qualcosa giungeva alle loro spalle. Non si riusciva a distinguere cosa fosse: era come una grande ombra, nel mezzo della quale si trovava una forma scura di dimensioni umane, o anche più grossa; potere e terrore parevano sprigionarsi da essa e precederla.
Giunse all’orlo della voragine di fuoco, e la luce s’offuscò, come se una nube vi si fosse posata sopra. Poi d’impeto varcò il baratro.

Con un ruggito le fiamme s’innalzarono in segno di saluto, intrecciandosi intorno a lui; un fumo nero turbinò nell’aria. La criniera svolazzante dell’oscura forma prese fuoco, avvampando. Nella mano destra teneva una lama pari a un’acuminata lingua di fuoco, e nella sinistra una frusta dalle molte code.

«Ahi! Ahi!», gemette Legolas. «Un Balrog! È venuto un Balrog!».
Gimli guardava fisso con occhi sbarrati. «Il Flagello di Durin!», gridò, lasciando cadere la sua ascia e coprendosi il viso.
«Un Balrog», mormorò Gandalf. «Adesso capisco». Vacillò, e si sostenne faticosamente col bastone. «Che sorte malefica! Ed io sono già stanco».

particolare dell’opera di Rubén Belloso Adorna

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top