Rullarono i tamburi e avvamparono i fuochi.
Tutte le porte del Morannon furono spalancate, e ne uscì un esercito straripante, veloce come acque turbinose all’alzarsi di una chiusa.
I Capitani rimontarono a cavallo e tornarono indietro, mentre dall’esercito di Mordor si levava un grido di scherno. La polvere intorbidò l’aria al marciare di un esercito di Esterling che attendeva il segnale all’ombra dell’Ered Lithui accanto alla Torre più distante. Innumerevoli Orchi piombarono giù dalle colline che fiancheggiavano il Morannon. Gli uomini dell’Ovest erano in trappola, e presto tutt’intorno a quelle grigie alture forze dieci volte superiori e anche più li avrebbero accerchiati in mezzo a un mare di nemici. Sauron aveva stretto in una morsa d’acciaio l’esca che gli era stata gettata.
Rimase poco tempo ad Aragorn per organizzare la sua battaglia. Su una delle colline vi erano lui e Gandalf, e disperato e fiero il vessillo con l’Albero e le Stelle. Sull’altro colle si ergevano gli stendardi di Rohan e di Dol Amroth, Cavallo Bianco e Cigno Argentato. Ed intorno ad ambedue le colline un cerchio di difesa fatto di uomini con lance e con spade. Ma sul fronte in direzione di Mordor, là dove il primo massiccio assalto avrebbe colpito, si ergevano a sinistra i figli di Elrond, circondati dai Dúnedain, e a destra il Principe Imrahil con gli uomini di Dol Amroth, alti e belli, e alcuni uomini scelti della Torre di Guardia.
Soffiava il vento, squillavano le trombe e fischiavano le frecce; il sole che si alzava verso il meriggio era velato dalle esalazioni di Mordor e brillava attraverso una infausta foschia, remoto, d’un rosso corrucciato e tetro, come se il giorno si avvicinasse alla fine, la fine forse di tutto il mondo di luce. Ed in mezzo al fumo sempre più fitto apparvero i Nazgûl, urlando con le loro gelide voci parole di morte

J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli;
-Stella del Vespro




