leggiamo ciò che Tolkien scrisse di suo pugno su Frodo
“Dal punto di vista del narratore, gli eventi sul Monte Fato, procedono semplicemente dalla logica del racconto.
Tuttavia, per prima cosa, era diventato chiaro che Frodo, dopo tutto quello che era successo, non sarebbe stato capace di distruggere volontariamente l’anello. Mi rendo conto che questo è centrale per tutta la teoria sulla nobiltà e l’eroismo autentici che viene illustrata.
Frodo, in effetti, come eroe ha “fallito”, se giudicato da menti semplici: non ha resistito fino alla fine, ha ceduto. non dico ‘menti semplici’ con disprezzo: spesso vedono con chiarezza, ma la loro debolezza è duplice! non percepiscono la complessità di una certa situazione nel tempo, in cui un ideale assoluto è invischiato, inoltre tendono a dimenticare quello strano elemento del mondo chiamato Pietà o Compassione, che invece rappresenta un’assoluta necessità nel giudizio morale.
Io non penso che quello di Frodo sia stato un fallimento morale. All’ultimo momento la pressione dell’Anello avrebbe raggiunto il suo massimo: impossibile per chiunque resistere, avendolo posseduto tanto a lungo, dopo mesi di tormento crescente, stremato dalla fame e dalla fatica. Frodo aveva fatto ciò che poteva e aveva dato fondo alle sue energie completamente. la sua umiltà (che possedeva fin dal principio) e le sue sofferenze furono giustamente ricompensate con i più elevati onori; mentre la pazienza e la compassione che aveva dimostrato a Gollum gli fecero meritare la Compassione: al suo fallimento fu posto rimedio.
Siamo creature finite, con limiti assoluti sulla forza della nostra struttura anima-corpo, e si può osservare che ad alcuni individui sembrano assegnate posizioni “sacrificali”, situazioni o compiti che per una soluzione perfetta richiederebbero forze superiori ai loro limiti estremi. il giudizio su questi casi dovrebbe allora dipendere dalle motivazioni e dalle intenzioni, bilanciando le azioni con il limite estremo delle loro forze, per tutto il cammino che li ha portati fino al punto di rottura. Frodo intraprese l’impresa per amore: salvare a sue spese il mondo che conosceva dal disastro, se avesse potuto, e anche in totale umiltà, riconoscendo di essere del tutto inadeguato all’incarico, e il suo incarico era fare ciò che poteva per riuscire a trovare una strada, e seguirla finché le sue forze mentali e fisiche lo avessero permesso.
E lo ha fatto! secondo me il fatto che la sua volontà e la sua mente abbiano ceduto sotto la demoniaca pressione seguita al tormento, non rappresenta un fallimento più di quanto lo sarebbe stato se avesse ceduto il suo corpo, ad esempio ucciso da Gollum o colpito dal crollo di un masso.
una persona più potente non sarebbe riuscita a resistere al richiamo dell’anello; una meno forte non avrebbe potuto resistergli nella decisione finale.
la salvezza del mondo e dello stesso Frodo si ottengono grazie alla sua precedente pietà: qualsiasi persona prudente l’avrebbe messo in guardia contro Gollum che “sicuramente” l’avrebbe tradito, ma ciò che alla fine spinse Gollum al lato oscuro, quando stava per pentirsi, fu la mancanza di gentilezza di Sam , per la sua gelosia.
Questo fu il giudizio di Gandalf e Aragorn e molto giustamente gli furono tributati i più alti onori perchè è evidente che nè lui nè Sam abbiano mai tenuto nascosto il corso degli eventi.”
J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza, dalle lettere 191 e 246;
-Stella del Vespro





